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Micropenia o dismorfofobia? La sindrome del pene piccolo

La dimensione del proprio pene può essere per alcuni uomini una vera ossessione che crea disagio psicologico, e l’allungamento del pene è preso in considerazione da circa l’ 80% degli uomini anche se non ne hanno alcuna necessità, perché soffrono di quella che è chiamata “sindrome da spogliatoio”.
Questo disturbo è dovuto al fatto che alcuni uomini sono convinti di avere un pene piccolo e hanno il timore di farsi vedere dagli altri uomini, e per questo motivo evitano spogliatoi e docce delle palestre.

Il complesso del pene piccolo è un’ossessione che alcuni uomini hanno ed è dovuta, spesso, a pressioni culturali, dei media e al bisogno di adeguarsi ai modelli dei film pornografici e, dal punto di vista storico, gli antichi romani ammiravano il grande pene del dio Priapo.

In questo articolo parleremo di:

Vi consiglio, per cominciare, la visione di questo mio breve video dove introduco l’argomento sulla dismorfofobia e la sindrome da spogliatoio:

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Allungamento del pene
Micropenia o dismorfofobia? La sindrome del pene piccolo La dimensione del proprio pene può essere per alcuni uomini una vera ossessione che crea disagio psicologico, e l’allungamento del pene è preso in considerazione da circa l’ 80% degli uomini anche se non ne hanno alcuna necessità, perché soffr


Molti adulti e adolescenti sono convinti di soffrire di micropenia perché cercano una omologazione con la pornografia e pensano di non essere all’altezza per dare una adeguata soddisfazione sessuale alla partner.
Di conseguenza si creano l’idea che un pene grande porti al successo con le donne e così aumenti anche la loro sicurezza e autostima.

Specialmente negli adolescenti, questa insicurezza diventa un problema che potrebbe essere risolto con una adeguata educazione affettiva e sessuale nelle scuole e che in Italia purtroppo latita molto.

Le dimensioni del pene, percepite come non normali, rimandano ad una immagine distorta e non oggettiva della realtà con la paura di non essere adeguati così come succede nell’ anoressia dove le pazienti si vedono sempre troppo grasse.

La dismorfofobia, è la convinzione, spesso immotivata, di avere un pene piccolo o troppo grande, non abbastanza dritto o con delle anormalità del glande e porta a idee ossessive e a comportamenti compulsivi (guardarsi sempre allo specchio o fare continui controlli medici), la così detta sindrome da spogliatoio.
Nella probabilità che ci siano delle reali anomalie fisiche, vengono vissute dalla persona in modo esagerato e non conforme alla realtà con una visione distorta della percezione di sé.

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I disturbi della percezione

I disturbi della percezione sono delle alterazioni di rilevanza psicopatologica diversa causati da alcune patologie psichiatriche o dall’ansia.

La percezione è una facoltà cognitiva molto articolata dalla quale la persona riesce ad ottenere delle informazioni, attraverso gli organi di senso, sull’ambiente che la circonda.
Quando diciamo che “gli occhi sono lo specchio dell’anima” è perché le nostre pupille captano gli stimoli esterni e, attraverso il nervo ottico, li portano al sistema nervoso.
I processi cognitivi, che ci interfacciano con l’ambiente, sono l’attenzione e la percezione che viene associata a diverse funzioni come la memoria, l’attenzione, le emozioni, ecc…

I disturbi della percezione sono diversi e hanno significati psicopatologici diversi e si distinguono in disturbi quantitativi e qualitativi.

  • Possono esserci stati particolari emotivi come l’ansia o patologie psichiatriche che causano i disturbi quantitativi dell’alterazione della percezione corporea.
  • Nei disturbi qualitativi le alterazioni si distinguono in allucinatorie e non allucinatorie come le illusioni dove la percezione reale viene trasformata con elementi non reali.

Abbiamo le illusioni affettive dove la persona ha un’emotività particolare come, ad esempio, il bambino che si sveglia di notte spaventato e vede nel buio una giacca appesa scambiandola per un ladro che lo minaccia.

Tutto questo è riscontrabile in persone normali che, però, vivono l’immagine di se non reale, come le anoressiche, che vedono un corpo grasso mentre al peso è magrissimo, o un uomo che vede un pene piccolo dove, invece, è un pene normale.

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Dimensioni normali del pene

Gli ultimi studi in andrologia e sessuologia dicono che il problema delle dimensioni normali del pene per gli uomini è in aumento, sia per il problema del pene piccolo sia per l’opposto, di averlo troppo grande.

L’Istituto di psichiatria del King’s College di Londra ha fatto una ricerca nel 2014 per valutare la circonferenza e lunghezza del pene di 15.521 soggetti di età superiore ai 17 anni e diversa estrazione sociale.
Dopo aver preso le misure del membro, sono stati raccolti tuti i dati ed è stata fatta la media dalla quale risulta che con pene a riposo ci sono 9,16 cm di lunghezza e 9,31 cm di circonferenza, mentre è di 13,12 di lunghezza e 11’66 di circonferenza in erezione ottenuta con autostimolazione, film pornografici o iniezioni di prostaglandina.

La ricerca ha dato la possibilità di verificare, attraverso la rappresentazione di dati reali, da parte di professionisti, quale è il problema di un uomo che li consulta per sapere se il suo pene è veramente troppo piccolo o se soffre della “sindrome del pene piccolo”.

I pazienti stessi possono confrontarsi con le varie misure e capire se sono nella media o se sono più verso il pene piccolo o grande, perché, quello delle misure, è un vero e proprio problema, essendo costantemente preoccupati di non essere all’altezza.

Può succedere che in una terapia di coppia lei si lamenti del pene troppo lungo del marito che la spaventa perché sente, o pensa di sentire, dolore.
Con il passare del tempo la vagina si abitua sia alla lunghezza che alla larghezza del pene, e l’unico problema potrebbe essere per il sesso anale perché l’orifizio è meno elastico e c’è bisogno di più tempo per abituarsi.

Naturalmente un pene che è più piccolo non ha problemi particolari, anche perché la vagina è lunga 7,5 cm, è sensibile per i primi quattro centimetri e possiede una grande elasticità e lubrificazione e non sono tutte uguali.
E’ proprio la lubrificazione vaginale che può dare la sensazione all’uomo di avere un pene che non si adatta alla vagina ma ci si dovrebbe ricordare che, se una donna è lubrificata, lo è perché è eccitata.


Epidemilogia micropenia

La convinzione di soffrire di micropenia o, in ogni caso, che le dimensioni normali del pene non siano le sue, porta l’uomo (3,3%) dall’andrologo o dall’urologo.
Sembra che questa convinzione, spesso associata a una percezione dei genitali maschili errata, possa nascondere una dismorfofobia che pare in costante aumento.
Per ovviare a questa situazione alcuni usano, senza andare dal medico, pomate o iniettandosi olii o vasellina con risultati disastrosi.

Nel mondo dell’uomo omosessuale le dimensioni del pene sono molto importanti e l’idea di virilità è costruita sul fatto che “più è grande e meglio è”, per cui sono più insoddisfatti del loro corpo rispetto gli uomini eterosessuali.


Dismorfofobia peniena e ansia da prestazione

La dismorfofobia peniena è definita da una forte preoccupazione per un supposto difetto estetico del pene che può portare a una forte ansia da prestazione maschile.
E’ importante distinguere diagnosticamente la dismorfofobia dal dismorfismo:

  • Il dismorfismo è causato da micropene, pene curvo o ipospadia e può essere curato chirurgicamente.
  • La dismorfofobia dipende da una percezione che il maschio ha di inadeguatezza e di disagio psicologico che la chirurgia non può risolvere ma gli può creare false speranze.

Gli organi sessuali come la vagina e il pene hanno una validità psicologica che supera di molto la loro funzionalità fisica perché sono il simbolo dell’identità femminile e maschile.
Queste situazioni si collegano a diverse problematiche che sono molto diffuse perché molti uomini hanno dei problemi di ansia da prestazione che troviamo a qualsiasi età.

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Ansia da prestazione, cos’è?

L’ansia da prestazione sessuale maschile è una situazione psicologica dove c’è una costante preoccupazione e insicurezza verso i rapporti sessuali con la partner.
Prima di tutto è necessario escludere qualsiasi patologia medica che potrebbe essere uno dei motivi del problema, andando da un andrologo o un urologo.

Questa specie di “blocco” ha varie cause che possono essere consapevoli o inconsce come:

  • Bisogno di approvazione della partner.
  • Pensare di non essere abbastanza esperti nel sesso.
  • Credere di essere poco desiderabili.
  • Confrontarsi sempre pensando a come erano gli ex compagni della partner.
  • Usare gli attori dei film pornografici come paragone.
  • Non avere avuto una buona educazione sessuale.
  • Pensare che le esigenze femminili di sesso non possano essere soddisfatte.
  • Poca autostima e fiducia in se stessi.
  • Il “fenomeno dello spectatoring” che è un’auto-osservazione ossessiva di come si sta facendo sesso.
  • Uso e abuso di alcool e droghe compresi i cannabinoidi.
  • Uso di psicofarmaci
  • Bisogno di approvazione.

Sappiamo che l’eccitazione sessuale provoca l’afflusso di sangue nei corpi cavernosi del pene che si gonfiano come una spugna e portano lo stato di un pene flaccido a quello di erezione.A questo punto può entrare in gioco l’ansia da prestazione sessuale, dovuta al pensiero di non essere all’altezza, che blocca l’eccitazione e il pene riceve meno sangue e meno erezione.

L’ansia, poi, producendo ormoni come l’adrenalina e noradrenalina innesta un processo di vasocostrizione (vasi sanguigni che si restringono) che rende ancora più problematica e difficoltosa l’erezione.


Curare l’ansia da prestazione

Curare l’ansia da prestazione è importante e fondamentale perché i processi mentali consci o inconsci che producono questo auto-sabotaggio, porta a una qualità di vita difficile, sia per il singolo che per la coppia.
Qualsiasi sia la ragione di questa ansia, sia per eiaculazione precoce, per deficit erettivo, per micropenia o per la convinzione di non aver soddisfatto la partner, bisogna parlarne esaurientemente con la compagna.

La soluzione che molti uomini mettono in atto è quella di nascondere le difficoltà per vergogna, ma facendo così aumentano l’ansia da prestazione e la partner potrebbe convincersi che è un rifiuto nei suoi confronti.
Infatti parlare con la partner aiuta a “depositare” un fardello pesante, a rassicurare e a rendere la coppia più complice.

E’ importante rivolgersi a un urologo o andrologo che possa fare una diagnosi differenziale e inquadri nella giusta maniera il problema, sia dal punto di vista fisico che psicologico.
Se la situazione, dopo questi accertamenti, è solo dovuta ad un motivo psicologico, bisogna rivolgersi ad uno psicoterapeuta sessuologo e non cercare soluzioni “fai da te”.

Questa diventa una strategia vincente perché la persona sa che si rivolge a un professionista competente, il sessuologo, che userà tecniche efficaci parlando alla coppia e coinvolgendo la partner che non si sentirà più esclusa.

Molti uomini cercano la soluzione nei farmaci ma spesso è un’illusione perché questo tipo di farmaco non provoca automaticamente l’erezione senza il coinvolgimento del desiderio.
Avendo tutta questa fiducia e speranza nei farmaci si instaura un meccanismo psicologico da cui l’uomo diventa dipendente e dove diminuisce ulteriormente la sua autostima pensando di non poter avere più un rapporto sessuale senza l’”aiutino”.

La soluzione di poter intraprendere una terapia sessuologica di coppia può aiutare molto perché i sintomi sessuali sono psicosomatici e rispecchiano spesso le difficoltà del rapporto dove il malessere generale della coppia, non è stato mai affrontato.


Spectatoring

Spectatoring è un fenomeno, definito così da Masters e Johnson, che è la tendenza a osservare dal di fuori la maniera di fare l’amore come un giudice e che è molto distruttiva per la sessualità.
Infatti, per avere una sessualità soddisfacente, la persona deve riuscire a mettere da parte tutte le attività mentali che lo distraggono, lasciandosi andare all’erotismo perché, come dice il proverbio: (“Il sesso non vuole pensieri).

Vi sono persone che, oltre ad avere un’auto-osservazione ossessiva per la sessualità, ce l’hanno anche in altre aree del loro carattere.
Queste persone sono perfezioniste e insicure e hanno paura a fidarsi degli altri.

Lo spectatoring diventa grave quando il partner lo utilizza e approfitta, consciamente o inconsciamente, dell’insicurezza dell’altro.
Nelle nostre psicoterapie sessuologiche vediamo che è un grande ostacolo alla sessualità e bisogna eliminarlo con cura modificando con strategie queste difese percettive.

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Falloplastica

Sembra che ogni giorno in Italia ci sia un uomo che si sottopone alla falloplastica che è un intervento che porta delle modificazioni al pene che, spesso, servono solo come rassicurazione estetica.

Da una ricerca italiana sembra che si eseguano 350 interventi all’anno per “ritocchi” intimi maschili per la voglia di raggiungere le perfette dimensioni del pene.
Sappiamo che il costo di un intervento varia tra i 3 e 7/8mila euro e gli uomini che lo richiedono sono in una fascia di età tra i 34 e i 50 anni.

Purtroppo molti uomini, prima di rivolgersi a medici specializzati, viaggiano su siti, digitando ”allungamento del pene”, da dove ricavano notizie false, pericolose e assurde.
Per questa ragione vorrei puntare l’attenzione su quelli che possono essere gli interventi non chirurgici pericolosi.


Ingrandimento del pene

Per l’ingrandimento del pene bisogna diffidare di soluzioni “fai da te” pericolose o inutili come:

  • Pillole o creme, nessuna pillola o crema ha mai fatto allungare o ingrossare il pene e possono contenere sostanze pericolose.
  • Trazione o estensore del pene con vari meccanismi costituiti da aste, anelli, elastici o pesi che dovrebbero allungare il pene, ma che non hanno mai dato risultati e dati scientifici.
  • Pompe a vuoto che vengono molto venduteonline e dalle quali si può ottenere, al massimo e non sempre, un sistema rapido di erezione.

La falloplastica, cioè l’allungamento del pene, è fatta in anestesia locale ed è la tecnica più diffusa e sicura.

Questa procedura chirurgica prevede la sezione del legamento sospensore del pene, che è nella parte interna e lo unisce all’osso pubico, determinando uno “scivolamento” del pene in avanti con conseguente aumento della lunghezza allo stato flaccido ( circa 2/3cm).

Al giorno d’oggi viene usato il laser che aiuta molto nel ridurre la perdita di sangue, il dolore e abbrevia i tempi di guarigione.
La consistenza del risultato in lunghezza, deriva in massima parte dalle dimensioni del legamento sospensore del pene che non è visibile prima dell’operazione chirurgica.

Per l’ingrossamento del pene vengono usate iniezioni di acido ialuronico o il grasso corporeo del paziente stesso.

Sappiamo che molti uomini in realtà non ha bisogno di questi interventi per cui è molto importante rivolgersi a medici specializzati e farsi supportare anche da psicoterapeuti perché la loro è una convinzione di essere inadeguati pur avendo dimensioni normali del pene.

La deontologia medica dovrebbe spingere i medici a sconsigliare ai pazienti interventi inutili e rischiosi se non ne hanno un reale bisogno, e a supportarli con uno psicoterapeuta sessuologo sia prima che dopo l’intervento.

Nelle mie psicoterapie di sessuologia non ho mai sentito lamentarsi le donne delle misure del pene del loro compagno perché non ci sono misure ideali ma solo una vita sessuale migliore.

Bibliografia

  • D.Veale, S. Miles, S. Bramley, G. Muir, J.Hodsoll. Am I normal? BJU International vol. 115. 2015
  • H. Singer Kaplan, Come curare le fobie sessuali, Bompiani, Milano, 1989.
  • H. Singer Kaplan, Nuove terapie sessuali, Bompiani, Milano, 1976.
  • S.Bechtel, L. Roy Stains, Sesso, la guida per l’uomo, Mondadori, 1996.

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2 commenti

  1. Buongiorno Dottoressa, sono passato casualmente nel suo blog e voglio fare un commento. La dismorfofobia può essere qualcosa di vero o qualcosa di teorizzato anche se spesso è l’unico modo che hanno gli andrologi e gli sessuologi per cercare di dare una risposta ad un problema fisico che altrimenti non saprebbero come affrontare visto che di fatto soluzioni reali non ne esistono. Un pene quando è piccolo è piccolo e poco importa se chi ci sta davanti continua a ripeterci che è solo una nostra fissazione visto che il pene medio (preso sempre come pretesto per cercare di incoraggiare il minidotato di turno) di fatto non esiste, perchè nessuno ha un pene medio, ma ha un pene che si discosta da una media fatta tra una grande quantità di normodotati o superdotati e una piccolissima quantità di minidotati (ecco perchè alla fine ne esce 13 cm di media!). In realtà la stragrande maggioranza del popolo maschile ha un pene di minimo 18/20 cm in erezione e circa 14 cm di circonferenza (queste sono le vere misure della stragrande maggioranza del popolo maschile italiano). Premesso questo posso dire con assoluta certezza come non sia facile risolvere un problema che di fatto esiste nella persona. Ci sono tante caratteristiche che deformano la nostra immagine, ma non per un’errata percezione del corpo, come spesso si tende a dire quando si parla di sindrome da spogliatoio! Vede, Dottoressa, nessuno con il pene di 18/20 cm va dal medico disperato perchè convinto di averlo piccolo! Io non ne ho mai sentito con queste misure avere la problematica della sindrome da spogliatoio! Anzi sono tutti giulivi e felici di quelle dimensioni, perchè consapevoli di avere misure soddisfacenti per il popolo femminile! Semmai dal medico ci va il vero minidotato, cioè quello il cui pene è di 10 cm in erezione, ma non perchè se lo vede piccolo, ma perchè di fatto il suo pene è microscopico e rifiutato da qualsiasi donna nel momento dell’intimità. La verità è questa e non un’altra: la sindrome da spogliatoio come ripeto è solo un’invenzione medica per cercare di rincuorare i vari minidotati di turno con il pretesto della falsa rappresentazione della realtà, della loro distorta percezione d’immagine corporea e di altre menate che ti raccontano per farti credere di essere normale (o di rientare nel range della normalità) quando normale sessualmente non lo sei e non lo sarai mai. La reale oggettività purtroppo non si può cambiare, nemmeno con le parole o le sedute psicologiche, dal momento che neanche le forze della natura con tutta la loro potenza riuscirebbero a farti convincere di avere un pene normale, quando invece è disperatamente picco.o. Molto tempo fa andai dal medico per chiedere un chiarimento sulla misura ridicola del mio pene, visto che di fronte a tanti miei amici sembravo come “Davide contro Golia”. Il medico sorrise dicendomi che il problema stava nella mia testa e non nel mio corpo. A quelle parole fui io a sorridere tra la rabbia e la disperazione, perchè tra me e me dicevo: Ma questo che cosa ha capito delle mie dimensioni? Mi dice che sono un fissato, ma come faccio ad essere un fissato se la realtà oggettiva delle misure è totalmente diversa dalla mia! Come fa a non vedere che il pene è piccolo e per niente parte di quel range minimo – come dicono gli andrologi – che lo catalogherebbero nelle dimensioni normali! Ecco, questo è l’errore di tutti i clinici quando si trovano davanti ad un soggetto che abbassate le mutande afferma di avere un problema di misure. Purtroppo sono questi gli aiuti che si trovano in giro, o meglio spesso e volentieri sono proprio gli addetti al settore a nascondere o negare — sotto il fantasma della sindrome da spogliatoio — un problema di fatto esistente. Un pene quando è piccolo è piccolo, e non c’è dismorfofobia che tenga!! Non ci sono ma, se , però etc. etc., ma solo misure, centimetri, e dimensioni minime che consentono di soddisfare a letto qualsiasi donna, senza dover usare un sex toy per renderla felice. Insomma, c’è solo da prendere un metro in mano (magari quello della sarta) e verificare la lunghezza e lo spesso per accorgersi che forse la ragione sta proprio in chi non ce l’ha di 18 cm (e che non si vedrà mai il pene corto), ma molto molto meno lungo (anche un pene di 12/13 cm volendo si può considerare piccolo perchè abbondantemente sotto quei 18/20 cm in erezione che come ripeto caratterizzano la super stragrande maggioranza del popolo maschile) a cui difficilmente si potrà raccontare la storiella dell’errata percezione corporea!! Vede, da ragazzo come tanti altri sono stato negli spogliatoi di calcio, ho gicato le partite, ho tentato di fare la doccia con tutti ma tenevo le mutande addosso perchè mi vergognavo come un ladro in quanto vedevo bene le misure degli “attrezzi” dei mie compagni di gioco! Non c’era nessuno che credeva di averlo piccolo, perchè di fatto quando hai una cosa grande non puoi pensare che sia piccola, se non altro perchè vedi che anche altri ce l’hanno come te. L’unico a lamentarsi ero evidentemente io, perchè nei fatti ero l’unico a patire l’inferiorità fisico-sessuale e non per una percezione strana del mio corpo, ma per una reale constatazione di fatto. E’ qui che i clinici commettono l’errore più evidente: continuano a parlare di sindrome quando sanno benissimo che a lamentarsi non sono i normo o superdotati, ma quelli che hanno il pene inferiore alle misure standard. E’ un errore comune, commesso da tutti e sincermante non ne capisco il motivo. Questa è la verità: davanti alla cosa oggettiva non si può parlare sempre di dismorfofobia, perchè la realtà di certe cose non può essere cambiata e nemmeno sistemata con qualche seduta psicologica. Dovete a mio avviso iniziare a fare voi clinici un bagno nella realtà per rendervi conto di come siano le reali misure del pene perchè solo quando prenderete coscienza che il pene minimo in erezione è di 18/20 cm, allora capirete che chi si lamenta del pene piccolo (che voi dite essere dismorfofobico), in realtà è uno che il pene piccolo ce l’ha davvero, dato che tutto quello che sta sotto i 18 cm è praticamente considerabile come pene piccolo, anche se poi ci misure ancora inferiori che arrivano alla micropenia. Vede, a me sarebbe piaciuto che quel medico (che mi visitò molto molto tempo fa) affrontasse il problema da un punto di vista diverso, senza bollarmi come fissato! Avrei voluto semplicemente che ammettesse la realtà dei fatti se non altro per dire la verità delle cose e cioè che il mio gingillo era diverso da quelli normali. Invece per non scoraggiare il malcapitato di turno, i medici si abituano a teorizzare la sindrome da spogliatoio basata sulla errata percezione del corpo. Chi ha il pene di 18/20 cm in erezione non andrà mai dal medico con le lacrime per la disperazione di vederlo piccolo, mai! Possibile che questo sia difficile capirlo? Oggi ho più di 40 anni e non posso certo dire di aver superato il problema anche perchè è un problema che non supererò mai dato che mi ha rovinato la vita. Quello che a me continua a dar fastidio è sentir dire continuamente che quelli come me tutto sommato rientrano nella normalità, come se 9 o 13 o 20 fosse la stessa cosa. Ma quando mai 9 o 13 o 20 sono la stessa cosa? Vogliamo proprio chiedere alla donne se un pene di 9 cm o di 13 cm o di 20 cm sono la stessa cosa? Vogliamo fare alle donne questa domanda? E se vale per tutte le donne questa differenza perchè non dovrebbe valere ancor di più per i soggetti maschili? Possibile che quando si affronta il problema del pene piccolo si finisca sempre per buttarla banalmente sulla dismorfofobia peniena? Perchè continuare a negare una realtà oggettiva tenuto conto che i numeri e i centimetri non si possono cambiare: sono come la Matematica, cioè non soggetti all’opinione. Quella che chiamano dismorfofobia peniena in realtà è solo una problematica reale ed oggettiva che nessuno di fatto sa come rappresentare o affrontare con l’indivuo colpito dalla disgraziata condizione del pene piccolo, perchè nemmeno la falloplastica riesce a risolvere il dramma. Insomma, noi minidotati non siamo malati mentali, non siamo ossessionati, siamo solo persone che quando guardano il loro corpo vedono qualcosa che non va, tutto qua. 9, 10, 13 cm non saranno mai quei 18/20 che ti possono tranquillamente far affrontare qualsiasi donna nell’intimità. Questo è quanto basta per far capire a tanti medici e psicologi che il presunto disturbo mentale di chi lamenta il membro corto altro non è che un modo semplice, banale e ridicolo per rispondere ad un problema che nella realtà non sono in grado di affrontare. Non c’è scienza, chirurgia o psicologia capaci di risolvere la questione, c’è solo la possibilità di raccontare la verità delle cose, ovvero che la misura minima del pene si colloca tra i 18 e i 20 cm (in erezione). Tutto quello che sta sotto è puramente una misura ridotta del membro maschile. L’unico risvolto pratico è poi stabilire se chi ha il pene piccolo riesca o meno a farsene una ragione, ma questo è un altro paio di maniche. La cosa importante dal mio punto di vista è che ammettiate finalmente la realtà delle cose, giusto per raccontare la verità della faccenda, visto che sulle misure del pene non ci sono tante filosofie da costruire, ma solo delle osservazioni reali da effettuare. Un saluto da parte mia. (marco)

    • Caro Marco, cercherò di rispondere al suo commento nella maniera più esauriente possibile. Spero di riuscirci perché sotto le sue parole così precise, giuste e razionali penso ci siano quarant’ anni di difficoltà, poca serenità e, quindi, di poca qualità di vita e autostima.
      Lei scrive ”un pene quando è piccolo è piccolo e poco importa se chi ci sta davanti continua a ripeterci che è solo una nostra fissazione…”, e poi “ la sindrome da spogliatoio è solo un’invenzione medica per cercare di rincuorare i vari mini dotati di turno…”.
      Proprio per questa ragione nell’articolo ho fatto la distinzione tra dismofofobia peniena, che è una forte preoccupazione per un difetto estetico, sia reale che percepito, da dimorfismo che è causato da micropene, pene curvo o ipospadia.

      Ha ragione quando dice di essere deluso dal medico che “sorridendo” le diceva che il problema stava nella sua testa e non nel corpo, proprio perché il primo sentimento da mettere in atto con il paziente è l’empatia e questo medico non si poteva permettere di sorridere, ma di capire la grande difficoltà che lei gli stava facendo vedere.
      La realtà è la realtà, è vero, ma quante stesse realtà vengono soggettivamente interpretate nella stessa maniera?
      Mi ha fatto ricordare di un mio paziente che aveva un pene di 10 cm. che mi era stato inviato dall’urologo, che gli aveva consigliato una falloplastica, che il paziente aveva rifiutato. Abbiamo fatto anni di psicoanalisi e sentivo quanta vergogna e sofferenza mi portava quando mi descriveva le sensazioni che aveva e le rinunce a sport e viaggi con gli amici per non essere costretto a farsi la doccia davanti a loro. Mi raccontava della sua ragazza che, diceva, era contenta del rapporto sessuale ma che per lui non lo era per niente perché sentiva che, in ogni caso, aveva una “differenza” importante rispetto agli altri uomini. Abbiamo lavorato molto su tutto questo e, spero, di avergli dato un pò più di serenità. Si è sposato e ha avuto dei figli.
      Mi vengono in mente, anche, coppie dove lei soffriva di vaginismo o con problemi sessuali con il partner e la paziente mi diceva che era spaventata dall’idea di avere un rapporto completo perché il pene dell’uomo per lei era troppo grande e la spaventava, o che, in ogni caso, godeva solo con il clitoride e che accettava la penetrazione solo per lui.

      Come vede le problematiche sono molte e, spesso, non si basano su realtà oggettive ma su quello che ognuno di noi percepisce. Con tutto ciò non voglio dire che lei abbia torto ma vorrei solo poterle dare una speranza su quello che potrebbe fare per accettare meglio la sua situazione. Io le sono vicina e se ha bisogno non esiti a scrivermi ancora o a chiamarmi.

      Tanti cari saluti

      Dott.ssa Serenella Salomoni

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