Sappiamo che anche le relazioni possono essere o diventare tossiche e produrre dolore facendo soffrire le persone e la cui sofferenza potrebbe essere giustificata quando è dovuta ad un rapporto d’amore che finisce, ma che diventa patologica quando dura da tutto il tempo della relazione.
Per approfondire questo argomento, leggi il mio articolo su “le relazioni sociali“
In questo articolo tratteremo i temi seguenti:
In effetti tutti noi sentiamo che esistono aspetti di dipendenza “sana”, nelle relazioni amorose dove l’altro ci fa sentire felici dandoci piccole attenzioni o abitudini che diventano importanti per la coppia ed è il punto di forza e di completezza della relazione.
Tutto questo avviene in un contesto dove i partner mantengono un’autonomia personale e una capacità critica che li mette in una posizione di parità l’uno con l’altro, mentre nelle relazioni tossiche il modo di prevalere sull’altro diventa una specie di sfruttamento emotivo con la perdita dell’indipendenza e della libertà di scelta.
Viene da chiedersi: perché quando si vive una relazione tossica, nonostante la sofferenza, non la si abbandona?
Probabilmente perché le persone che hanno questi legami devono riempire i buchi di sofferenze dovute alla solitudine originata in specifiche carenze infantili con vissuti di abbandono e rifiuti che le portano a diventare dipendenti affettivi disposti ad accettare e mantenere relazioni tossiche umilianti.
Sei una persona tossica?
Senti gelosia e invidia se le persone che ti stanno intorno hanno successo? Ti senti superiore agli altri confondendo questa supremazia con altruismo?
Queste sono le persone che parlano lamentandosi continuamente e è negativo per loro e per gli altri perché è contagioso essendo spesso la copertura a stress, paura, affaticamento e esaurimento portando a spegnere tutte le motivazioni, le idee e gli obiettivi, mentre ci si dovrebbe concentrare quotidianamente sugli aspetti più positivi anche se dobbiamo affrontare imprevisti o delusioni o paure che abbiamo tutti.
Nel momento in cui siamo sempre in competizione con gli altri come se stessimo facendo una gara a ostacoli, questo porta ad essere etichettati come antipatici, poco sociali e condurre all’isolamento, ma la vita non è una gara e per stare bene bisogna anche partecipare alle esperienze degli altri condividendo il loro vissuto.
Ci sono persone che nella quotidianità utilizzano strategie sociali con ricatti emotivi e cercando sempre di infondere colpe sia nella vita privata che nel lavoro perché è la loro difesa per evitare confronti anche rifugiandosi nel vittimismo e così facendo vengono sempre più isolate perché sono persone “tossiche”
Ammettere le proprie responsabilità, chiedere scusa e impegnarsi per risolvere il problema ascoltando gli altri attivamente e con empatia, è tanto semplice quanto potente e fondamentale per instaurare o ricostruire un rapporto di fiducia con gli altri.
Questi tipi di comportamenti li vediamo spesso nelle coppie che instaurano un rapporto tossico che le porta verso disastri affettivi che, nel lungo periodo, diventano una vera e propria tomba dell’amore, e come esempio lo abbiamo nel famoso film “La guerra dei Roses” dove i due partner, sempre in lotta, non smettono mai di prendersi gioco l’uno dell’altra, anche se spesso in maniera molto crudele.
Meglio single o coppia?
La società sembra bipolare quando da un lato ti costringe a dire che pur essendo single sei felice e dall’altra vuole farti credere che solo l’amore può darti la vera felicità.
Non possiamo desiderare un/a partner ma dire che da soli/e stiamo benissimo e che non ci serve qualcuno per sentirci completi e desideriamo l’indipendenza ma, sotto, sotto prima o poi capitoleremo nella dimensione di coppia perché così vuole la società.
D’altronde la società predilige la relazione di coppia e ad un certo punto della tua esistenza devi avere un/una relazione che ti faccia sentire completo/a e al posto giusto, anche se desideriamo l’indipendenza e da soli stiamo benissimo.
Vivere da soli nelle nostre città ha dei costi esorbitanti e essere in coppia è spesso più conveniente specialmente per le donne dove matrimonio e maternità sono imprimatur sociali ancora oggi importanti e significativi
I single pagano più tasse, ricevono meno sussidi e, spesso, hanno meno accesso a strumenti di welfare. I bonus casa, i bonus figli, i sostegni al reddito sono pensati quasi esclusivamente per le famiglie regolarmente coniugate (meglio se con figli) e il modello di relazione di riferimento è quasi sempre quello di coppia eterosessuale, monogama, con figli.
Chissà quando capiremo che una società civile è una società che non esercita pressioni su nessuno e nessuna.

Perché si sceglie il partner sbagliato?
Si può pensare che si tratti di sorte o di semplice sfortuna, però scegliere sempre il partner sbagliato e collezionare amori che fanno soffrire non è mai qualcosa che succede per caso, ma spesso agiscono dei meccanismi psicologici di cui non si è consapevoli ma che condizionano in modo determinante le relazioni e le modalità con cui ci rapportiamo con gli altri, soprattutto in amore.
Quali sono dunque questi condizionamenti che portano a passare da una relazione sbagliata ad un’altra? E soprattutto, come interrompere un circolo vizioso che spesso comporta disagio, sofferenza e frustrazione?
Chi può dire che non è mai incappato in una relazione sbagliata? Dove i bisogni più profondi vengono negati, strappati e pestati, ma quando comincia ad accadere troppo spesso, ecco che dovrebbe suonare il campanello d’allarme interno che ci avverte che se non arrivano presto dei meccanismi di difesa per curare le ferite non risolte del passato, ci si potrebbe fare molto male.
I vissuti dell’infanzia possono condizionare?
Certamente si e ce ne accorgiamo proprio attraverso le relazioni sbagliate del nostro percorso di vita.
Essere cresciuti, sin da piccoli, con l’idea di valere poco o di non meritare abbastanza porta così molto spesso a scegliere partner sbagliati che, in qualche modo, finiscono per rafforzare la convinzione di non meritare niente di più e, anzi, di essere grati per quel poco che abbiamo.
Se i genitori durante l’infanzia non hanno soddisfatto quei bisogni di riconoscimento, di accudimento e di comprensione ci si convince di non meritare amore e rispetto e questa convinzione condiziona fortemente le relazioni.
Ci si accontenta solo delle briciole perché si pensa che non si può avere di più, ma è un vero e proprio arrendersi nella vita all’idea che non può essere che così oppure, al contrario la persona stabilisce che i suoi bisogni devono essere tutti soddisfatti perché nell’infanzia non lo sono stati.
Ecco che si creano delle relazioni di co-dipendenza, cioè relazioni tra una persona che ignora i propri bisogni pensando di ricevere amore accudendo, e un’altra che, al contrario, dà per scontato che l’altro debba soddisfare tutti i suoi bisogni, senza minimamente pensare a quello che l’altra persona desidera.
Rendiamoci conto che si tende ad essere attratti da schemi che già si conoscono come se la mente si attivasse su partner che presentano degli aspetti simili a quelli di persone con cui abbiamo vissuto esperienze traumatiche nell’infanzia rafforzando le convinzioni sbagliate che si hanno sulle relazioni e sull’amore.
Oltre a tutto questo c’è il timore di restare single che è ancora una regola sociale che ritiene che in coppia è meglio specialmente ad una certa età dove potrebbe esserci la difficoltà a stare bene con se stessi e la convinzione che così ci si sente abbandonati per cui si accettano tutti i compromessi, c’è la tendenza a idealizzare le persone con cui veniamo in contatto e a investire in partner sbagliati. Bisogna sempre cercare di darsi un tempo giusto per capire se quella persona va bene o no
Indubbiamente chi sceglie partner sbagliati è una persona che non è pienamente in contatto con i propri bisogni e con la possibilità di soddisfarli.
Non bisogna mai arrendersi alla sofferenza d’amore pensando che è impossibile uscire dal circolo vizioso delle relazioni sbagliate, ma non è così perchè attraverso un lavoro su se stessi si può imparare ad accettare i propri bisogni e a pretenderli dall’altro e ad essere disposti a farlo ad ogni età.
E’ amore sincero o dipendenza emotiva?
Dipendenza emotiva e amore spesso sono due realtà opposte e capire la differenza è fondamentale per costruire relazioni sane, evitare sofferenze inutili e imparare ad amare senza perdere se stessi nel percorso intrapreso
- Cos’è la dipendenza emotiva?
- E l’amore sincero, invece?
- Come si esce dalla dipendenza emotiva?
L’amore vero dovrebbe essere una scelta, non un’idea fissa perchè alcune volte ci siamo convinti, romanticamente, che, senza l’altra persona, saremmo persi e arriva la convinzione che quel bisogno costante di conferme, quella paura di essere lasciati, quella sensazione di vuoto in sua assenza sono normali. No: tutto questo non è normale e non è un amore in buona salute.
Il confine tra amore sano e dipendenza emotiva è sottile, ma c’è. Il problema è che quando ci sei dentro, non lo vedi o, forse, non vuoi vederlo restando così invischiato in relazioni che fanno più male che bene, convinti che sia colpa nostra se non funziona, che dovremmo amare di più, impegnarci di più e dimostrare di più come se l’amore dovesse essere una lotta per la sopravvivenza, il kit di salvataggio.
Imparare a riconoscere la differenza tra un legame equilibrato e una relazione tossica può evitare un bel po’ di sofferenze che derivano solo da noi stessi che non siamo abbastanza sicuri di meritare un amore così e, di conseguenza, torna in gioco il concetto di autostima.
La dipendenza emotiva è un attaccamento quasi patologico a un’altra persona, che ti porta a sacrificare te stesso pur di non perderla e non si può parlare di amore, ma di una condizione in cui il benessere emotivo personale dipende esclusivamente dalla presenza e dall’approvazione del partner e questo è molto pericoloso e doloroso.
Chi soffre di dipendenza emotiva spesso ha una bassa autostima e una paura profonda dell’abbandono. Vive con l’idea che senza l’altro non possa essere felice, che l’amore significhi annullarsi, sacrificarsi, accettare qualsiasi cosa pur di non essere lasciato.
Ecco alcuni segnali chiave:
- Hai paura di stare da solo? Se la tua felicità dipende solo dalla presenza dell’altra persona, c’è un problema. L’amore sano arricchisce la tua vita, non la sostituisce.
- Ti senti sempre in difetto? Se nella coppia sei sempre tu quello che chiede scusa, che cerca di farsi andare bene tutto e che accetta anche comportamenti inaccettabili pur di non essere abbandonato, fermati un attimo e chiediti: ma davvero voglio ridurmi così?
- Ti senti invisibile? In un rapporto sano, entrambi i partner crescono insieme, si supportano, si valorizzano. Se invece senti di essere diventato una versione sbiadita di te stesso, forse non è amore, ma una gabbia dorata.
- Hai bisogno continuo di conferme? Se vivi nell’ansia di non essere abbastanza, se ogni gesto o parola del partner ti fa mettere in discussione il vostro rapporto, c’è qualcosa che non va. L’amore non dovrebbe essere un esame continuo
Molto spesso, la dipendenza emotiva si manifesta in relazioni tossiche, in cui uno dei due partner manipola l’altro, lo svaluta e lo fa sentire sempre inadeguato dove c’è un carnefice e una vittima.
Qualche volta, però la dipendenza è dentro noi, è una caratteristica della nostra personalità che si è sviluppata con alcune carenze che cerchiamo di compensare con un rapporto così disfunzionale.
Il punto è che l’amore non dovrebbe essere una continua richiesta di attenzioni, conferme e rassicurazioni.
Anche l’amore, soprattutto nella fase di innamoramento può destabilizzare e creare stati di paura eccitazione e instabilità, è un sentimento fortissimo e incondizionato, fatto di supporto, armonia e desiderio di costruire un futuro insieme. Ma come capire se si tratti di un amore vero o di una cotta del momento? Ma soprattutto come si distingue da una dipendenza emotiva?
L’amore vero è libertà, non dipendenza. È stare ogni giorno con quella persona senza bisogno di controllarla, senza paura di perderla, senza annullarsi per lei. È un rapporto basato sulla fiducia, sul rispetto reciproco e complicità e dove c’è il desiderio e non il bisogno.
Ecco come riconoscerlo:
- Ti senti libero di essere te stesso, senza paura di giudizi o ritorsioni. Un amore sano non ti fa sentire sbagliato, non ti fa avere il terrore di essere lasciato, non ti fa sentire che devi sempre dimostrare qualcosa per essere degno di affetto.
- Hai il tuo spazio e il tuo partner ha il suo. Stare insieme è una scelta, non una necessità. Puoi avere passioni, amici, interessi che non includono l’altra persona, e questo non mette in discussione il vostro amore.
- Non devi annullarti per far funzionare le cose. L’amore è equilibrio, non sacrificio totale. Se senti che sei l’unico a impegnarsi, se hai la sensazione che senza il tuo sforzo la relazione crollerebbe, forse è il momento di chiederti se sei davvero felice.
Prendi consapevolezza della tua dipendenza emotiva imparando a stare bene da solo, a riconoscere il tuo valore e i tuoi desideri imparando a dire di no senza sentirti in colpa e a renderti conto che è meglio perdere chi ti rende infelice senza paura di ricominciare da zero.
Possiamo riconoscere le relazioni tossiche?
Se c’è la tendenza nella coppia ad affidare al partner tutte le decisioni pensando che lo fa sicuramente meglio di voi, significa che non vi sentite all’altezza e, di conseguenza, il rapporto risulterà squilibrato nuocendo alla coppia e al singolo, e potrebbe far diventare il rapporto una relazione tossica.

Per approfondire questo argomento, leggi il mio articolo sulla “crisi di coppia come risolvere i problemi“
Quali sono i segnali per riconoscere una relazione tossica?
- La dipendenza affettiva che si verifica con un attaccamento esagerato dove la persona dipende patologicamente da un’altra (partner, genitori, figli) per mantenersi in un buon equilibrio psicologico.
- Non riesce a sopportare i momenti di separazione in modo sereno ma ha delle “crisi di astinenza” non riuscendo ad elaborare la lontananza.
- Pur di evitare tutto questo diventa ricattabile e rinuncia ai propri interessi in qualsiasi campo della sua esistenza come lavoro, amicizie o valori etici perdendo così la sua identità.
- Da quali partner sono attratti? Sicuramente da persone narcisiste che li controllano e incarnano quella che loro sentono come sicurezza e perfezione e nel quale vorrebbero fondersi.
- Ed ecco che interpretano questi partner come la loro salvezza che li aiuterà a dimenticare la sensazione di solitudine e di abbandono diventandone i fedeli servitori, adorandoli e gratificandoli per avere un consenso che non arriverà mai.
Smartphone: compromette l’equilibrio della coppia?
Per i partner che impatto possono avere smartphone, chat e comunicazione online sulla relazione?
L’impatto digitale e la tecnologia sono alleati dell’amore o rischiano di compromettere la coppia?
Una classica abitudine nella coppia è quella di sbirciare il telefono durante le conversazioni con il partner e solo circa il 18% degli intervistati, infatti, dichiara di non aver mai sperimentato interruzioni di questo tipo e l’uso del telefono durante le conversazioni è ormai una presenza costante e oltre il 50% degli intervistati si trova davanti a questo genere di distrazione anche quando il dialogo è rilevante.
Sull’impatto che le interazioni online possono avere su questo aspetto della relazione, invece, l’opinione è divisa, dove per quasi la metà degli intervistati (49%) l’uso di smartphone e chat influisce in maniera rilevante sulle conversazioni, mentre la maggioranza (51%) non percepisce un peggioramento.
Sebbene sia ormai un’abitudine consolidata quella di comunicare tramite chat anche in coppia, la ricerca dimostra come la presenza fisica continui a essere percepita come centrale nella costruzione del legame emotivo. Più del 60% degli intervistati non si sente più connesso attraverso messaggi o chat rispetto agli incontri di persona, anzi, dopo aver trascorso insieme del tempo utilizzando lo smartphone una persona su 3 (35%) si sente più distante al partner.
Rappresentano invece un punto critico le conversazioni delicate o emotivamente difficili gestite attraverso uno schermo: due terzi del campione (75%) ritiene che online si creino più facilmente fraintendimenti, infatti il 67% degli intervistati preferisce affrontare questo tipo di confronti di persona.
C’è, però, quasi uno su cinque (20%) che percepisce queste conversazioni come emotivamente più gestibili se affrontate dietro uno schermo, suggerendo che un confronto online possa offrire, in alcuni casi, una sensazione di maggiore controllo emotivo.
Questo ci fa dedurre che, quando nasce un conflitto, l’uso del digitale tende più spesso a rimandare il confronto o a peggiorare la situazione, creando un effetto negativo percepito da oltre il 60% degli intervistati.
Tuttavia, per il 59% del campione, l’uso di smartphone e chat è raramente o mai motivo di discussione, mostrando come non sia la causa diretta degli attriti nella coppia.
E quando il partner passa molto tempo sullo smartphone?
Poco più del 60% degli intervistati prova un senso di distanza emotiva e quasi il 46% accusa frustrazione. Nonostante questo, nelle coppie parlare apertamente di regole e confini nell’uso del digitale sembra essere ancora un tabù: quasi il 60% dei rispondenti ammette di non aver mai affrontato il discorso con il proprio partner e poco meno dell’11% dice che ci ha provato ma senza successo.
Ed ecco un dato interessante perchè più di 2 intervistati su 3 (77%) ritiene che una gestione più consapevole del digitale potrebbe migliorare abbastanza o molto il benessere della coppia.
L’indagine suggerisce quindi che l’uso del digitale all’interno di una relazione di coppia non sia da demonizzare. Non crea né distrugge l’amore da solo: a fare la differenza sono confini, ascolto e consapevolezza, elementi fondamentali affinché la tecnologia supporti e non ostacoli l’intimità e la comunicazione di coppia.
Io sono cambiata ma il mio “lui” vuole tornare
Che fare?
Una storia che dura da tre anni e lui che dice che non vuole più continuare, però dopo cinque mesi eccolo di nuovo pentito, così si vedono e tornano insieme.
E lei pensa:” io ora che faccio? Questi mesi sono serviti per imparare a vivere senza di lui, ad essere più indipendente, a vivere bene la solitudine e a questo punto la domanda è: con lui o senza di lui?”
Forse la domanda più utile è una sola: “sto facendo tutto quello che serve per la costruzione di qualcosa che mi soddisfi, mi accontenti e mi realizzi per il futuro?”
Difficile dare una risposta sicura perché l’unica cosa da fare è rimettersi in gioco e vedere cosa succede o scappare a gambe levate lasciando da parte i sogni, le fantasie e, specialmente le paure ma, in ogni caso qualsiasi sia la decisione è un’altra prova su se stessa perché:” se me ne vado non potrò mai sapere se effettivamente anche lui è cambiato”.
Certamente gli anni passano con cambiamenti importanti che nessuno può sapere prima per cui un amore tossico negli anni giovanili non è detto che nell’età adulta sia lo stesso perché per fortuna cambiamo e ci evolviamo con nuove identità che arrivano con prese di coscienza su ciò che siamo stati, che ora siamo e su come nel futuro vogliamo essere,
I percorsi di psicoterapia servono proprio a questo.
Quali regole sane può darsi allora una coppia?
Un uso equilibrato dello smartphone nasce quando entrambi i partner riconoscono che il tempo che si dedica al digitale ha un impatto sulla qualità della relazione e su quando è importante essere presenti per godere del momento e della relazione e quando no perchè questo può aiutare a evitare equivoci e incomprensioni cercando sempre di tenere conto dei bisogni di entrambi.
Può essere dunque utile cercare di stabilire dei momenti phone-free?
Sicuramente sì ma solo se questi momenti vengono vissuti come uno spazio di cura della relazione, non come imposizioni o espressioni di potere, perché funzioneranno quando sono condivisi e assumono un significato per entrambi i partner, perché dedicarsi attenzione reciproca ha un valore importante nella coppia.
Le tensioni in coppia nascono spesso anche a causa di comportamenti come il classico phubbing , quando cioè un partner ignora l’altro guardando il telefono. Come reagire in quei casi senza cadere nella lite?
Bisogna condividere dubbi e bisogni personali e scegliere momenti di calma per affrontare l’argomento perché l’obiettivo non è controllare, ma comprendere come il digitale entra nella relazione e che spazio dargli.
Per proteggere il rapporto significa creare spazi di presenza in cui lo sguardo, l’ascolto e la condivisione non siano continuamente interrotti e sono questi momenti, spesso semplici, a fare la differenza.
L’importante è essere consapevoli di certe dinamiche, riconoscendo come e quanto il digitale influisce sulla relazione perché molte coppie non percepiscono immediatamente l’impatto dello smartphone, ma ne avvertono gli effetti nel tempo, sotto forma di distanza o incomprensioni,
Essere consapevoli significa poter scegliere, e questo ha un effetto protettivo e positivo sulla qualità del legame della coppia.
Cos’è il Gaslighting?
Il Gaslighting si crea quando una persona cerca di minare e dubitare della propria salute mentale qualcuno, manipolandolo e peggiorando la sua dipendenza affettiva e la sua bassa AUTOSTIMA.
Per approfondire questo argomento, leggi il mio articolo su “come aumentare l’autostima“
Questa parola viene presa da un film del 1944 intitolato “Gas Light” dove un marito fa credere alla moglie che l’abbassamento della luce e del gas sono solo frutto della sua fantasia, per renderla così, convinta di essere pazza.
Il risultato che cerca il gaslighter è di riuscire a manipolare l’altro facendolo dubitare delle sue azioni e dei suoi pensieri, così può mantenere il potere e il controllo sulla sua vittima con varie tattiche che può attuare perché l’altra persona ha poca autostima, confondendola e disorientandola.
La vittima attraverso frasi che le vengono dette in continuazione, tipo: ”Ti stai immaginando le cose, sei pazza/o, non è vero, sei paranoico/a, non stai bene, non è mai successo” si convince di essere mentalmente instabile.
Naturalmente possiamo renderci conto che questi comportamenti anche non basandosi su violenza fisica, sono abusanti e violenti e lasciano segni psicologici profondi non aiutando la persona più debole ma, anzi, facendola peggiorare nella ricerca di continue approvazioni essendo costantemente criticata e incolpata.
Paolo Crepet afferma che:”Amare bene non è semplice, ma costruire una relazione sana e soddisfacente è possibile e realistico. Ci vuole l’impegno e la volontà di scegliersi ogni giorno, per quelli che si è, nel rispetto reciproco delle proprie individualità. E poi non deve mancare l’entusiasmo, il desiderio e l’onestà per costruire un rapporto che ci renda appagati e sicuri emotivamente”.
Il Gaslighting c’è anche al di fuori della relazione di coppia?
Indubbiamente il fenomeno del gaslighting non lo troviamo solo all’interno delle relazioni tra partner ma anche in quelle amicali, di lavoro e familiari.
Notiamo che nel rapporto genitore e figlio si può creare una dinamica dove anche inconsapevolmente, un genitore continua a relazionarsi con i figli in maniera autoritaria non lasciandoli maturare e crescere autonomi ma imponendosi e non facendoli accedere alla fase adulta.
Il genitore autoritario e iperprotettivo si convince che lo fa per il bene del figlio, ma lo rende passivo e non autonomo con desideri e capacità proprie, e non lo riconosce come soggetto con responsabilità adulte ma gli infonde forti sensi di colpa se non soddisfa l’autorità genitoriale in maniera assoluta.
Quali sono le “strategie” del gaslighting?
Il gasligther ha un obiettivo che è quello di rendere la sua vittima completamente dipendente da lui, riuscendo a trovare i lati deboli che lui può, con abilità riuscire a manipolare a suo vantaggio.
In effetti non sopporta che la vittima sia in disaccordo con le sue idee e la convince che deve fidarsi e affidarsi solo a lui perché non può nemmeno avere fiducia in se stessa, dei suoi giudizi e delle sue decisioni essendo troppo fragile e sensibile, ottenendo così il completo controllo e la completa dipendenza.
La vittima, quindi, passerà attraverso varie fasi di disorientamento dovuto a comportamenti comunicativi caratterizzati da lunghi silenzi o giudizi risentiti da parte del suo persecutore, anche quando si difende cercando il dialogo che, però, non ottiene e così cade in depressione con la convinzione che il manipolatore abbia ragione e che lo fa per il suo bene.
Il gaslighter riesce a creare una relazione tossica dove la vittima diventa sempre più incerta e confusa sulla percezione della realtà, con gravi conseguenze sulla sua autostima e sulle sue certezze e dove vede, purtroppo il suo carnefice come portatore di autorità, saggezza e che solo con lui ha la possibilità di avere una crescita personale.
Per approfondire questo argomento, leggi il mio articolo sulla “insicurezza“
Come accorgersi di queste manipolazioni?
E’ difficile rendersi conto di avere una dipendenza affettiva così forte anche perché ci si vergogna di ammetterlo ma, stando attenti è possibile cogliere su se stessi i segnali indicatori come:
- Non essere mai sicuri di poter esprimere le proprie opinioni.
- Essere sempre d’accordo con il partner, il genitore o l’amico.
- Sentirsi infelici e nasconderlo a tutti per non dare spiegazioni sulla realtà che si vive.
- Non riuscire a prendere delle decisioni, anche le più semplici.
- Sentire sbagliato tutto quello che facciamo.
I mesi trascorsi nei vari lockdown e la paura prodotta dal Covid hanno sicuramente complicato e aumentato i disagi delle relazioni tossiche, ma hanno anche dato la possibilità, per chi era costretto alla lontananza, di verificare quanto possa essere “sano” e felice il suo rapporto di coppia.
Indubbiamente è difficile e doloroso diventare consapevoli di avere una dipendenza affettiva o una relazione tossica che fa stare male anche perché, essendo una dipendenza, ha dei sintomi di astinenza come ansia o panico se si cerca di uscirne.
Scrive Selvaggia Lucarelli nel suo libro: ”Crepacuore: storia di una dipendenza affettiva”:
“Quando non eravamo insieme sentivo uno strano disordine emotivo, una specie di febbre, di sete che dovevo placare. Vivevo le mie giornate senza di lui come un intervallo, una pausa dell’esistenza. Mi spegnevo, in attesa di riaccendermi quando lo avrei rivisto. Ero appena diventata una giovane tossica, convinta, al contrario, di aver colmato quella zona irrimediabilmente cava della mia esistenza”.
Sicuramente chi vive in disagi di questo tipo ha bisogno di essere aiutato ad uscirne con un lungo percorso di psicoterapia per diventare una persona autonoma che riesce a rendersi conto di quanto vale, aumentando la sicurezza e specialmente l’autostima anche per non ricadere nella stessa trappola.
Per approfondire questo argomento, leggi il mio articolo sulla “psicologia e psicoterapia“
Bibliografia
Gli incontri sbagliati. I volti dell’amore, Paolo Crepet, Mondadori
Donne che amano troppo, Robin Norwood, Feltrinelli
L’arte di amare, Erich Fromm, Mondadori
Gaslighting, Mary Perlman, Italian Edition
Crepacuore, Selvaggia Lucarelli, Rizzoli
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Pexel Olya Kobruseva
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