Quali vantaggi e quali svantaggi?
Ci può essere una collaborazione tra IA e psicologia?
In questo articolo tratteremo i temi seguenti:
Tutto quello che ci fa andare più in profondità su un pensiero o un problema che ci poniamo e che ci riguarda può essere utile e l’intelligenza artificiale è sicuramente molto stimolante.
Non potrà sostituire l’empatia o la comprensione che vengono richieste ad uno psicoterapeuta o la mediazione che bisogna integrare in una coppia in crisi, ma fornire degli spunti di auto-aiuto.
La sensibilità delle parole non dette, delle interpretazioni, degli sguardi o dell’intonazione nei discorsi non sarà sicuramente sostituibile ma, forse, la neutralità dei testi che ci presenta l’ IA può essere un vantaggio per farci scoprire nuovi spazi e nuovi aiuti da dare alle persone.

Non una minaccia, non un nemico ma un contributo a integrare, collaborare con una convivenza per potenziare e aiutare la pratica clinica.
L’AI così diventa non un rimpiazzo, una sostituzione ma un progresso, una trasformazione.

C’è influenza dell’AI sul sesso?
Il 71% degli italiani utilizza i chatbot di Intelligenza Artificiale su temi relativi alla propria vita intima
Quando mai ci sarebbe venuto in mente qualche anno fa che l’intelligenza artificiale si sarebbe intromessa nella nostra vite sessuale?
La realtà, però, è diversa: l’AI interagisce già con la nostra sessualità. Secondo una recente ricerca di LELO, brand svedese leader nel mercato dei sex toys, sempre più persone la utilizzano e la utilizzeranno per migliorare la qualità dei loro rapporti sessuali e delle loro relazioni.
E’ emerso, in tutto il mondo che il 60% degli intervistati usa o ha usato in passato l’Intelligenza Artificiale su temi relativi alla propria vita intima. I più attivi in assoluto risultano essere spagnoli (81%), italiani (71%) e francesi (70%). In Italia, nello specifico, il 76% degli uomini e il 66% delle donne dichiarano che l’Intelligenza Artificiale è in qualche modo correlata alla propria vita intima.
Sono molti i modi in cui l’Intelligenza artificiale può interagire con la sessualità perché possiamo partire dalla possibilità di produrre contenuti pornografici (più o meno legali), allo sviluppo di nuovi sex toys, ai chatbot, con molte possibilità ancora sconosciute.
Attualmente il 34% delle persone la utilizza per consigli o indicazioni relativi ad appuntamenti, flirt o conversazioni di carattere sessuale. Si chiede a ChatGPT come conquistare la persona di cui siamo infatuati o come riprendersi dopo una rottura, ma le si chiedono, allo stesso modo, anche consigli pratici sulla propria vita sessuale esprimendo dubbi e paure. Questo vale soprattutto per i più giovani: il 41% della Gen Z e il 31% della Gen Y. «Le persone cercano informazioni sessuali tramite strumenti come ChatGPT o utilizzano l’AI come educatori sessuali», spiegano gli autori dello studio The Impact of Artificial Intelligence on Human Sexuality
Secondo la ricerca stanno affermandosi anche usi diversi dove il 27% degli italiani utilizza l’AI per fantasie, scenari o idee di giochi di ruolo per poter migliorare le esperienze intime.
Sono soprattutto gli uomini a ricercare idee e stimoli (32% vs 20% donne) mentre le donne tendono ad usarla soprattutto per aumentare la fiducia in sé stesse prima di un appuntamento (25%).
Purtroppo la ricerca ci avverte anche che le persone utilizzano strumenti di intelligenza artificiale per generare materiale erotico e pornografia per vari motivi sessuali e non sessuali, che ci portano a pensare a complicate questioni legali ed etiche dove la pornografia generata dall’intelligenza artificiale e non consensuale ha già danneggiato molte persone, in particolare le donne, e, d’altra parte, l’intelligenza artificiale può aprire le porte alla creazione di materiale sessuale nuovo e innovativo.
La ragione principale per cui le persone ritengono che l’AI possa promuovere una vita sessuale più soddisfacente è che si ritiene che questa tecnologia abbia accesso a più fonti e possa fornire consigli e suggerimenti più informati (lo pensa il 22% degli italiani).
Rendiamoci conto che proprio come in altri ambiti, anche in questo caso il fenomeno porta a rischi spesso pericolosi perchè se ci si affida a ChatGPT per consigli medici o per fare psicoterapia è pericoloso, anche, invece di consultare un sessuologo, ci si rivolge all’AI per problemi e preoccupazioni di carattere sessuale o per sopperire alla mancanza di educazione sessuale a scuola o in famiglia la situazione cambia molto e spesso non in positivo.
I rischi sono particolarmente elevati per le persone più giovani, soprattutto per quanto riguarda l’utilizzo dei chatbot per sexting o contenuti pornografici e, come scrive il Washington Post in un articolo recente, con l’intelligenza artificiale si possono instaurare conversazioni a contenuto sessuale ma «Il problema principale è che i bot (social bot: Moderano le discussioni, eliminano spam, o mettono “like” e commenti) non sono programmati per reagire nello stesso modo in cui si reagirebbe in una relazione reale”.
I chatbot attualmente hanno ancora filtri insufficienti e dunque, se lasciati in mano a persone molto giovani e inesperte possono «creare aspettative irrealistiche su cosa sia la comunicazione romantica interpersonale e su quanto qualcuno sia disponibile nei tuoi confronti», ha spiegato Megan Maas, professoressa alla Michigan State University «Come possiamo imparare a comunicare i nostri bisogni sessuali e romantici in una relazione con qualcosa che, come l’AI non ha nessun bisogno?».

Intelligenza artificiale: pro o contro le donne?
Come le nuove tecnologie possono aiutare a valorizzare il talento femminile e il ruolo delle donne.
L’Ai può diventare un mezzo che aiuta le donne, sulle quali grava la maggior parte del carico familiare, liberandole da mansioni ripetitive, anche se sembrano più riluttanti degli uomini a usare i nuovi strumenti (solo il 29% usa nel lavoro l’Ai), ma ci sono casi dive il problema è l’algoritmo che discrimina le donne basandosi su dati esistenti già invalidati o compromessi.
Indubbiamente il lavoro culturale va fatto a monte perché non è l’Ai che discrimina ma come viene usata e da chi, ricordando che la tecnologia non è mai buona o cattiva e nemmeno neutrale.
I pregiudizi colpiscono le donne?
L’aumento del divario tra uomini e donne è anche un rischio a fronte di nuove opportunità. Per Helosie Greeff, ricercatrice di Oxford, «i pregiudizi algoritmici colpiscono le donne soprattutto perché i modelli di Ai imparano dai dati storici, che spesso riflettono le disparità di genere esistenti e le disuguaglianze sistemiche del mondo reale. Se un set di dati rappresenta poco le donne, un algoritmo potrebbe non essere addestrato a riconoscere o a rispondere accuratamente alle loro esigenze”.
Rischi e opportunità dell’Ai sono dunque aspetti della stessa medaglia e occorre chiedersi cosa bisognerebbe fare per ridurre il gender gap anziché aumentarlo. «Avere più donne nei posti chiave delle nuove tecnologie è l’esigenza attuale e il ruolo delle donne è dunque quello di portare consapevolezza ai vari tavoli perché credo che sia la cosa più importante per affrontare le disuguaglianze nell’acquisizione dei dati». conferma Heloise Greef.
Determinante diventa anche aumentare la rappresentanza delle donne nell’universo degli sviluppatori di algoritmi dove la forza lavoro è proprio bassissima, lo 0,3% dell’occupazione globale secondo il rapporto Ocse.
Istruzione e formazione
La strada migliore per eliminare il rischio di aumento del gender gap con le nuove tecnologie passa non solo dall’aumento delle donne nei posti chiave e tra gli sviluppatori di algoritmi, ma ancor prima, a monte, a livello di istruzione e formazione.
Sappiamo che il lavoro da fare è culturale, va realizzato abbattendo vecchi stereotipi sui lavori da donne e da uomini, e iniziando dalla scuola visto che, le ragazze talvolta si perdono già alle medie per quanto riguarda l’interesse nelle materie Stem (Science, Technology, Engineering, and Mathematics).
In Italia, la rappresentanza delle donne nelle discipline Stem è oggi significativamente inferiore rispetto agli uomini, con un gap che si riflette nel mercato del lavoro, ma anche sulla crescita economica dei Paesi. Solo il 16,8% delle ragazze laureate in Italia ha studiato materie Stem, mentre questa percentuale è del 37% per i ragazzi.
Dice la Greeff:” Statisticamente, se si guarda all’ingresso agli studi, penso che abbiamo raggiunto il punto in cui, in alcuni scenari, ci siano perfino più donne. Ma il problema spesso è a valle. Le donne studiano, finiscono il percorso, iniziano delle carriere Stem ma poi non continuano quei lavori, per molte ragioni. Alcune, ad esempio, scelgono giustamente di essere madri a tempo pieno. Probabilmente oggi viviamo una delle migliori condizioni di parità della storia, ma c’è ancora molta strada da fare»,

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