Cosa è la qualità della vita? Quali sono gli indicatori, come si misura e qual è il significato della qualità della vita?
Se sfogliamo l’enciclopedia Treccani vediamo che:“il concetto di qualità della vita trae origine e diventa centrale soprattutto in società che non sono afflitte da problemi di sopravvivenza (fame, siccità, guerre, malattie). Il desiderio di una vita migliore, meno travagliata, più gradevole, insomma di una vita qualitativamente diversa ha sempre accompagnato il genere umano e ora che la durata media della vita è aumentata, rispetto al passato, la questione della sua qualità si pone con forza ancora maggiore, sia in riferimento agli anni iniziali della crescita sia a quelli della maturità.”
Una definizione dell’OMS del 1948 dice: “Qualità di vita è la percezione soggettiva che un individuo ha della propria posizione nella vita, nel contesto di una cultura e di un insieme di valori nei quali egli vive, anche in relazione ai propri obiettivi, aspettative e preoccupazioni”.
Questa è la definizione proposta dal gruppo di lavoro dell’OMS sulla QoL ( Quality of Life) che, però, non ha a oggi una definizione condivisa dalla comunità scientifica perché il concetto è estremamente ampio e con settori diversi che l’OMS ha individuato e che descrivono gli aspetti chiave della qualità della vita:
- Benessere fisico e psicologico
- Relazioni sociali
- Ambiente
- Grado di indipendenza
- Spiritualità e opinioni personali
La qualità della vita ha indicatori che servono per misurare il benessere degli individui in varie condizioni che riguardano condizioni materiali come il lavoro, il reddito o la situazione abitativa o situazioni non prettamente materiali come la salute, la qualità dell’ambiente, la sicurezza personale e la compatibilità tra il lavoro e la vita privata.
E’ naturale che ognuno di noi aspiri a una buona qualità di vita che è anche dovuta ai servizi che abbiamo nel posto in cui abitiamo e a fattori economici e con un ruolo significativo per la politica di sviluppo urbano che deve essere incentivante per individui e imprese generando, così, capitale.
In questo articolo tratteremo i temi seguenti:
Qualità della vita: bambini, giovani e anziani
Oggi viene data sempre più importanza al concetto di come migliorare la Qualità della vita per raggiungere un benessere di soddisfazione personale per la propria felicità incrementando le relazioni, dedicandoci a ciò che ci piace e pensando positivo agendo sugli ostacoli che troviamo, anche facendo un lavoro su di sé come, ad esempio, con un percorso di psicoterapia.

I nostri bambini hanno bisogno di giocare, divertirsi all’aria aperta e quindi diventa fondamentale potergli dare un posto dove abitare con zone verdi abbastanza vicine per poter far si che i genitori possano avere il tempo materiale per accompagnarli e non lasciarli davanti a televisioni o videogiochi ma incrementando la possibilità di avere una crescita sociale adeguata e sana.

Qualità della vita, la classifica dei posti dove si vive meglio (2025)
Qualità della vita: per i giovani si vive meglio a Gorizia
Giovani, cioè la fascia di età 18-35 anni, in testa alla classifica delle province dove si vive meglio troviamo Gorizia, che si conferma prima con oltre 666 punti.
Quest’anno, insieme alla “gemella” slovena Nova Gorica è anche Capitale europea della cultura transfrontaliera, nelle valutazioni dei 12 indicatori individuati dal quotidiano economico spicca per organizzazione di spettacoli in rapporto ai giovani residenti, per “conquista” di lavori a tempo indeterminato e quarta per età media del primo parto, 31,6 anni.
In fondo alla classifica al contrario troviamo diverse città del centro sud. A chiudere la lista delle peggiori zone dove vivere per i giovani c’è Roma Capitale con 361 punti seguita dalla provincia del Sud Sardegna (364), Taranto (380), la città metropolitana di Napoli e Latina. Male anche le città metropolitana di Milano (101esima) e Torino che è 90esima. A pesare negativamente sulle grandi metropoli soprattutto i canoni d’affitto, proibitivi per i giovani.
Dove si vive meglio per i bambini
Classifica delle migliori province dove i bambini tra 0 e 14 anni vivono meglio sono nell’ordine Lecco con 586 punti seguita da Siena con 574 punti e Aosta a con 573 punti. A chiudere la tip five Trento e Firenze.
Le peggiori province dove vivere per i bambini nella fascia di età 0-14 invece sono tutte al sud e in particolare a farla da padrone purtroppo è la Sicilia. Ultima infatti è Caltanissetta con appena a 267 punti seguita da Trapani (274) e Crotone ( 285). Seguono poi le due città metropolitane di Napoli e Palermo con 286 punti.
Migliori province per gli anziani over 65
Primeggia Bolzano con 648 punti seguita da Treviso con 626 punti e Trento con 593 punti. Nella top five anche le province di Como e Cremona. In particolare la provincia altoatesina si distingue per il benessere degli anziani per l’indicatori di basso consumo di farmaci per malattie croniche, per la più elevata spesa sociale per gli anziani e per l’alta incidenza di biblioteche. Anche qui in fondo alla classifica tutte province del sud. L’ultima è Trapani con 315 punti, seguita da Agrigento con 353 punti e Reggio Calabria 360 punti. Chiudono la top five Vibo Valentia e Messina.
Sole 24Ore e classifica Qualità della vita (2021-2024)
Anno 2021: La storica indagine sulla Qualità della vita nelle province italiane che “Il Sole 24 Ore” ha pubblicato il 13 Dicembre 2021 fa salire sul podio al primo posto Trieste che conquista anche il primato, nell’indice telematico di “Cultura e tempo libero” mentre arriva seconda in “Affari e lavoro” e quarta in “Ambiente e servizi”.
Anche quest’anno come sempre dal 1990, questa indagine prende in esame 90 indicatori che sono suddivisi in sei macro categorie ciascuna delle quali è composta da 15 indicatori:
- Ricchezza e consumi
- Affari e lavoro
- Ambiente e servizi
- Demografia e salute
- Giustizia e sicurezza
- Cultura e tempo libero
Tutto ciò serve per avere un quadro dei diversi aspetti del benessere e della qualità di vita in Italia attraverso questi indicatori certificati e relativi ai 12 mesi precedenti e dopo la provincia più vivibile del 2021 che è Trieste, ci sono Milano e al terzo posto Trento mentre Padova perde due posti e risulta 33esima.
Anno 2024: Negli Indici generazionali del Sole 24 0re del 2024 le province italiane che hanno la migliore qualità di vita sono per i bambini la città di Sondrio, per i giovani Gorizia e Trento per gli anziani.
Le province del Nord sono in testa alla classifica con quattro venete (Treviso, Vicenza, Padova, Verona) e le province del Sud sono in coda alla classifica.



Fonte: Qualità della vita per fasce d’età: Sondrio, Gorizia e Trento al top per bambini, giovani e anziani “SOLE 24 ORE“
Qualità della vita e gli adolescenti
L’adolescenza è un momento particolare della vita perché i cambiamenti fisici, sociali e psicologici incidono molto a questa età dove la fase particolare dello sviluppo ha nella famiglia e nella scuola un impatto educativo fondamentale.
Sicuramente il rapporto con i genitori diventa fondamentale e la centralità della famiglia determina l’approccio più o meno positivo dell’adolescente per la crescita e lo studio e per renderlo sicuro, ottimista e orientato ai progetti futuri per il loro sviluppo ottimale.
La qualità di vita dei giovani implica anche un buon livello di interesse emotivo nella didattica e nei programmi sviluppati dalla scuola e la qualità dei rapporti con compagni e amici è il perno attorno al quale gira lo sviluppo dell’autostima e della conoscenza di sé.
La Qualità di vita e Anziani
Vivere di più non significa automaticamente avere una buona qualità di vita e invecchiare bene e sappiamo che l’80% degli anziani ha malattie croniche e assumono uno o più farmaci un milione e trecentomila persone oltre i 65 anni, il che sta a dimostrare che la popolazione italiana vive di più ma non automaticamente vive anche in buona salute.
Infatti per invecchiare e avere una buona qualità di vita è necessario, per l’anziano, avvalersi di aiuti di vario tipo come: badanti, servizi di assistenza domiciliare, centri diurni, residenze sanitarie assistenziali (RSA) e case di riposo che forniscono assistenza sanitaria, e concentrandosi solo sulle patologie organiche e psichiche.
👉 𝑺𝒗𝒆𝒛𝒊𝒂: 𝒆𝒄𝒄𝒐 𝒊 𝒏𝒐𝒏𝒏𝒊 𝒊𝒏 𝒄𝒐𝒏𝒈𝒆𝒅𝒐! La Svezia si occupa sempre più del benessere dei suoi cittadini che già nel 1974 introduceva il congedo di paternità, ed ora i neo genitori potranno chiedere che i nonni, che si occupano dei loro figli, possano avere 45 giorni del permesso retribuito che spetta ai genitori ( 16 mesi in pieno stipendio ). In Italia decidere di avere un figlio aumenta anche con la disponibilità dei propri genitori ad accudirli, che diventa la “conditio sine qua non” dove i nonni possono tamponare la carenza del welfare.
Fonte: Articolo ilsole24ore.com “Congedo per i nonni: in Svezia si possono trasferire fino a 45 giorni”
Nella società preindustriale l’anziano era considerato il capo della famiglia patriarcale e il suo ruolo era dominante ed era colui che portava in sé il bagaglio della conoscenza e del sapere, mentre nella società industriale l’anziano perde il suo status privilegiato di guida della famiglia e della comunità e diventa portatore di un sapere “vecchio” e superato.
E’ indubbio che l’esistenza nell’anziano deve perseguire l’obiettivo di garantire all’individuo, anche se vecchio e acciaccato, la migliore qualità di vita possibile avendo cura di prestare attenzione e cura ad ogni dimensione della persona dal quadro clinico fino alla dimensione psicologica e sociale.
Dobbiamo renderci conto che l’anziano deve ancora vivere con relazioni appaganti e di benessere psicofisico; deve cioè avere una vita soddisfacente, accettabile e rispondente alle aspettative.

Rompere i rapporti con la famiglia di origine
Ormai sappiamo la storia delle tensioni tra Brooklyn Beckham e i suoi genitori, David e Victoria. Su storie pubblicate su Instagram, il ventiseienne Brooklyn ha accusato la famiglia di aver cercato di ostacolare e boicottare il suo matrimonio con Nicola Peltz, e di averlo controllato per anni e di aver anteposto l’immagine pubblica al benessere familiare.
La sua conclusione è stata anche di non volere alcuna riconciliazione.
La decisione di interrompere i rapporti con uno o più membri della propria famiglia, pratica definita del “no contact”, è ancora ostacolata, specialmente in Italia, ma dobbiamo ammettere che è un fenomeno in crescita.
Infatti, dietro la decisione di tagliare i ponti con i genitori non ci sono litigi momentanei o freddezze emotive perchè chi sceglie il no contact lo fa per preservare la propria salute mentale, stabilire confini definiti o interrompere dinamiche tossiche e durate anni.
Angelina Jolie e Jon Voight: per anni non si sono parlati. Jolie ha dichiarato in più occasioni di aver preso le distanze a causa di comportamenti passati del padre che riteneva dannosi. E Selena Gomez ha parlato del difficile rapporto con il padre, che ha abbandonato la famiglia quando lei era bambina, e della necessità di stabilire confini anche con la madre, con cui oggi collabora ma dopo un periodo di distanza.
Negli ultimi anni la psicologia ha iniziato a studiare sistematicamente il fenomeno dell’estraniazione familiare (family estrangement). All’Università di Cambridge è stata condotta una ricerca su 807 adulti che avevano interrotto i rapporti con genitori o con i figli. I dati mostrano che la decisione è spesso accompagnata da dolore, ma anche da sollievo e senso di sicurezza. Infatti nello studio si sottolinea che l’estraniazione è spesso “una strategia di sopravvivenza”.
Sulla rivista Journal of Family Psychology si legge che l’allontanamento familiare è più comune di quanto si pensi: un adulto su quattro ha sperimentato un taglio dei rapporti con almeno un familiare stretto, che molte madri vivono l’allontanamento da parte dei figli come un lutto reale.
Tra gli argomenti a favore del “no contact” c’è ovviamente una sana autodifesa specialmente in casi di abusi psicologici o fisici o nei casi di oppressione e limitazione della propria identità dove il distacco può essere l’unico modo per interrompere un ciclo tossico.
A favore di tutto questo c’è la riduzione dell’ansia e del senso di colpa: molte persone che intraprendono questo percorso riferiscono di aver finalmente acquisito lucidità emotiva e stabilità.
Alcuni terapeuti mettono in guardia contro l’uso del no contact come scorciatoia per evitare un confronto doloroso ma necessario e le conseguenze sarebbero che l’allontanamento da un familiare può generare fratture anche con altri membri della famiglia quando invece i conflitti sono necessari alla crescita.
Il no contact è una scelta valida, ma estrema e deve essere intrapresa dopo aver considerato alternative più graduali perché scegliere di rompere i rapporti con la propria famiglia è un atto radicale e spesso doloroso, ma in alcuni casi è necessario.
Il no contact deve essere riconosciuto come una scelta legittima per chi ha tentato ogni altra strada, quindi meno giudizio e più ascolto e questo deve valere come regola generale.
Che cos’è la “Sunshine Guilt” (senso di colpa solare)
Perchè ci sentiamo in colpa se fuori è una bella giornata e noi invece vogliamo restare chiusi in casa? Questa è quella sindrome che viene chiamata “Sunshine Guilt”, cioè “senso di colpa solare” che l’influencer Renee Reina ha condiviso su Tik Tok dicendo:”
«Fuori è una giornata bellissima (in modo anomalo) ma io sono stanca. Ora però sento la pressione di uscire, fare una passeggiata e godermi il bel clima finché dura. Non posso divertirmi stando a casa perché, adesso, tutto il tempo lo trascorro pensando che dovrei essere là fuori. Praticamente la mia giornata è rovinata».
Ci incolpiamo di non godere di momenti preziosi che possiamo trovare fuori casa dove ci sono bellissime giornate di sole e noi non riusciamo ad approfittarne perchè siamo stanchi e vogliamo restarcene dentro pensando che il corpo forse ne avrebbe bisogno ma la testa dice no.
Possiamo allora arrivare ad una mediazione aprendo le tende e facendo entrare luce e sole assicurandoci di avere una stanza dove ci sono delle piante da accudire, con pareti dai colori tenui e riposanti, spegnendo tutti i device che potrebbero disturbare e rilassandoci nel dolce far niente, dandoci il permesso di farlo, di prendercela comoda, e dicendoci:”si, sei stanco, fermati”.
Sicuramente usare il Training Autogeno per arrivare ad un buon risultato di benessere può aiutare molto.
La necessità di trovare uno spazio tranquillo in casa quando vi sentire preda della Sunshine Guilt è fondamentale. Un rifugio per riconnettersi con la nostra parte più intima
Se volete o avete bisogno di riposo, datevi il permesso di farlo e di prendervela comoda, datevi tregua. Se siete stanchi, fermatevi.
Qualità della vita e adulti con disabilità
Come viene vissuta la qualità della vita dalle persone disabili? Cosa facciamo per aiutarli?
Anffas (Associazione Nazionale Famiglie con Persone con Disabilità Intellettiva e/o Relazionale) è la più grande associazione italiana di famiglie di persone con disabilità intellettive e disturbi del neurosviluppo con una diffusione capillare su tutto il territorio nazionale grazie a 165 associazioni locali e 50 enti per garantire la cura, l’assistenza e la tutela di oltre 30.000 persone con disabilità intellettive.
Abbiamo anche la Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità (UNCRPD) che è un trattato internazionale tra l’Unione Europea e l’Italia che ha lo scopo di garantire il rispetto dei diritti umani, delle libertà fondamentali e della dignità delle persone con disabilità e la rimozione delle forme specifiche di discriminazione.
Dobbiamo renderci conto che al centro vi è la persona, l’essere umano, con la sua dignità e con la vita che desidera vivere e a cui attribuire valore sia a livello personale che sociale, e la disabilità deve dare diritto ad una qualità di vita dove il focus è quello di raggiungere un’uguaglianza nelle scelte e nelle opportunità di vita il più possibile dignitosa e completa.
Longevità
fonte articolo Killian Faith-Kelly
Secondo il dizionario della Treccani, la longevità è la durata della vita degli organismi biologici oltre il limite medio. In biologia, indica la capacità fisiologica di un organismo di sopravvivere per un periodo superiore alla norma per la sua specie.
Qual è la routine serale corretta dopo il lavoro per aumentare la longevità e rendere migliore la nostra esistenza?
La sera ci sembra naturale cosa è giusto fare. Prima di tutto, tirare il fiato: «Ahhhh». Torni a casa dal lavoro, slacci la camicia, togli le scarpe, ti lasci cadere sul divano, scorri il telefono per due o tre ore mentre la luce che si affievolisce segna il passare incessante del tempo. Così, ti addormenti completamente vestito con mezzo piatto appoggiato sul petto… sai bene come va sempre a finire quando è l’istinto a prevalere.
A quanto pare, passare la serata in questo modo non è proprio il massimo, dal punto di vista medico, soprattutto se ti interessa vivere il più a lungo possibile (cioè seguire una routine corretta per la tua longevità). La giornata può essere scandita dalle esigenze lavorative che l’affollano, ma al mattino e alla sera il nostro tempo è un po’ più nostro, perciò vale la pena riflettere su come le cose che facciamo in questi piccoli momenti di libertà possano influire sulle nostre prospettive di salute.
Esiste una routine serale ideale per la longevità? Ci sono cose da fare o meno in quelle preziose ore tra la fine della giornata lavorativa e il momento di andare a dormire?
Potrebbe esserci, ma probabilmente non è possibile per la maggior parte delle persone. Non possiamo permettercela. «La facilità con cui una persona può adottare abitudini positive dipende dalla sua vita quotidiana: a che ora finisce di lavorare, come vive e cosa è considerato “normale” nella sua cerchia sociale», spiega con estrema chiarezza il dottor Daniel Holman, che fa ricerca sulla salute pubblica all’Healthy Lifespan Institute dell’Università di Sheffield. La vita della maggior parte delle persone permette loro di seguire solo alcune delle migliori pratiche di routine serale per la longevità, e va bene così: fare qualcosa o comunque fare è molto meglio di niente.
«Le abitudini principali da adottare la sera per vivere più a lungo sono: dare priorità al sonno, stare attento a cosa mangi e fare un po’ di esercizio fisico», prescrive Holman.
Iniziamo dall’esercizio fisico, pilastro imprescindibile di una vita lunga e sana. Che si tratti della sera o di qualsiasi altro momento della giornata, la scienza concorda: il miglior approccio è un equilibrio tra attività cardiovascolare e allenamento di resistenza. Secondo il dottor Holman, questo binomio è associato a una riduzione del rischio di morte prematura compresa tra il 20% e il 30%.
La scelta del momento ideale per fare esercizio fisico dovrebbe seguire il ritmo della tua giornata. Se al mattino ti senti più energico, ben venga. Ma se sei tra coloro che preferiscono correre, sollevare pesi, praticare CrossFit o dedicarsi ad altre attività fisiche la sera, non c’è motivo di preoccuparsi. Il dottor Holman rassicura: «Le ricerche dimostrano che anche un po’ di esercizio serale può migliorare la qualità del sonno, ridurre il tempo necessario per addormentarsi e favorire il sonno profondo». Tuttavia, c’è un dettaglio importante da considerare. «L’ideale sarebbe terminare l’allenamento almeno un’ora e mezza prima di andare a dormire».
Allenarsi troppo a ridosso del momento in cui ci si corica potrebbe infatti interferire, seppur lievemente, con la capacità di prendere sonno. Se gli impegni non lasciassero alternative, però, non scoraggiarti: «Meglio allenarsi quando si può, invece di rinunciare del tutto», conclude Holman. In fondo, il corpo apprezza ogni gesto di cura, indipendentemente dall’orario.
Valter Longo, direttore del Longevity Institute della University of Southern California, sostiene che dovremmo cercare di cenare almeno tre ore prima di andare a dormire, perché questo migliora la salute metabolica.
Il dottor Holman è d’accordo e sottolinea come mettere un po’ di distanza tra la cena e il momento di addormentarsi riduca anche il rischio di obesità e diabete. Afferma che, in definitiva: «Sia giusto dire come ciò che si mangia è ancora più importante per la longevità: i pasti ricchi di vegetali, fibre e proteine magre aiutano a stabilizzare lo zucchero nel sangue e favoriscono il sonno, mentre i cibi molto pesanti o ultra-processati consumati a tarda notte lo disturbano».
Longo e il dottor Adam Collins, professore associato di nutrizione presso l’University of Surrey, sottolineano anche il crescente consenso sull’idea che assumere la maggior parte delle calorie giornaliere nella prima parte della giornata (cioè fare una colazione più abbondante e ricca di carboidrati e un pranzo e una cena leggermente più leggeri) sia benefico per la longevità, così come lo è limitare l’assunzione di cibo a una finestra di 12 ore. Quindi, se fai colazione alle 9 del mattino, cerca di non cenare più tardi delle 21.
Secondo Holman: «Ampi studi condotti utilizzando dispositivi indossabili suggeriscono come le persone che si addormentano tra le 22:00 e le 23:00 abbiano i tassi più bassi di malattie cardiovascolari, con un aumento del rischio sia prima sia dopo tale orario». La logica biologica è l’allineamento circadiano: questo orario sembra sincronizzarsi con il nostro orologio biologico naturale e l’esposizione quotidiana alla luce. La vera regola, però, è la costanza: dormire dalle sette alle nove ore, con orari regolari, è molto più importante per la longevità rispetto all’ora esatta. L’orario ideale per andare a dormire è semplicemente quello che consente di dormire costantemente per quel numero di ore, compatibilmente con i propri impegni personali e professionali.
Holman sostiene «Abbassare le luci e lo schermo nell’ultima ora prima di andare a dormire, abbassare la temperatura della camera da letto e creare un rituale rilassante che aiuti a segnalare al corpo che è ora di dormire: un libro cartaceo, un bagno caldo o anche l’ascolto di un podcast con una voce familiare e rilassante. Il punto è creare un confine netto tra la giornata attiva e la notte di riposo». Un’altra opzione suggerita da Holman è quella di dedicare un’ora al rilassamento.
«La vera chiave per vivere a lungo non risiede solo nelle buone intenzioni, ma nella possibilità concreta di trasformarle in abitudini. È in questo equilibrio tra scelte individuali e contesto sociale che si gioca la partita della longevità».
Longevità: come vivere più a lungo
Il significato di longevità è “vivere più a lungo” e non soltanto come anni ma anche come qualità di vita, che dia un un benessere psicofisico e l’industria della salute si dirige verso un modello di salute più sostenibile e una routine di vita più positiva per avere un modo più corretto per apprezzare il trend longevità sotto tutti gli aspetti e che, come ha detto il professor Silvio Garattini, dovrebbe essere anche insegnata nelle scuole.
Cominciando dalla mattina che dovrebbe essere il momento più adatto e migliore per cominciare ad organizzare la giornata e, secondo gli esperti, per vivere più a lungo bisogna dormire a sufficienza, fare un po’ di esercizio fisico e consumare una colazione sana.
Non esiste una ricetta giusta per tutti Non c’è un’ora migliore per svegliarsi, ma secondo la scienza è più salutare alzarsi più o meno alla stessa ora ogni giorno e come per gran parte delle abitudini utili alla salute, è una questione di perseveranza. Quindi, scegli l’orario che funzionameglio per te e rispettalo, tralasciando tutto il resto.
Per vivere a lungo, la massa muscolare è fondamentale. Non c’è bisogno di scolpire i muscoli, ma allenarli costantemente che diventa ancora più utile perché quando si è in età più avanzata è più difficile da raggiungere e anche questo significa essere costanti.
La mattina è sicuramente il momento migliore per allenarsi in palestra perché ci sono poche persone, è tutto più tranquillo per concentrarsi e per affrontare il resto della giornata con la soddisfazione di avere già fatto qualcosa di utile e impegnativo. Non dobbiamo poi dimenticare che il movimento aiuta a diminuire ansia e stress.
Se non volete o non potete andare in palestra fate lo stesso un po’ di allenamento a casa perché bastano anche venti minuti di tapis roulant e altrettanti di esercizi a terra che potete fare seguendo la televisione con programmi adatti alla vostra età cercando di eseguirli tutti i giorni e questo allenamento dona un equilibrio cardiovascolare molto importante e salutare.
La colazione per vivere più a lungo
Sembra esserci un consenso sempre più unanime sul fatto che sia una buona idea non esagerare con il cibo nella prima parte della giornata. Ritardare il primo pasto, secondo tale teoria, dà all’intestino un po’ più di tempo per regolarizzarsi ed evitare un carico eccessivo di carboidrati aiuta a prevenire picchi di insulina (e quindi di energia), che possono essere più fastidiosi al mattino.
Fine vita
La morte e il morire hanno bisogno da parte della psicologia di aiuto e preparazione e in Italia questa competenza è diventata fondamentale dalla legge 38/2010 che ha introdotto la terapia del dolore e le cure palliative.
Sappiamo che il Servizio Sanitario Nazionale deve: “ assicurare i livelli essenziali e uniformi di assistenza definiti…..nel rispetto dei principi della dignità della persona umana, del bisogno di salute, dell’equità nell’accesso all’assistenza, della qualità delle cure”, perché il malato venga considerato come persona nella sua dignità umana.
Dobbiamo potenziare la qualità di vita del malato fino alla morte e dei suoi familiari, prendendoci la responsabilità del loro dolore per aiutarli e sostenerli.
Il fine vita è un momento inevitabile dove ci deve essere la dignità del paziente come momento etico obbligatorio che a livello medico porta alla giusta nutrizione e idratazione e alla riduzione del dolore con sedazione e cure palliative, ma specialmente con l’accoglienza dello stato emotivo che ogni paziente e la sua famiglia, portano.
Tutto questo cosa comporta?
Una qualità di vita non può tralasciare la collaborazione e la corretta comunicazione tra medico, paziente e la sua famiglia cominciando dal delicatissimo momento i cui bisogna far conoscere la diagnosi, specialmente se nefasta.
Quale comportamento tenere?
Vediamo che molti familiari non vogliono dire la verità al paziente per non farlo disperare, ma la pratica clinica ci suggerisce di comunicare la verità con attenzione e empatia per una maggiore collaborazione e i familiari devono essere consapevoli della diagnosi per non negare il trauma della malattia.
Che differenza tra fine vita e eutanasia? C’è un diritto di porre fine alla propria esistenza?
La differenza è sul modo in cui avviene perché nel suicidio medicalmente assistito è il paziente che si autosomministra il farmaco letale e nell’eutanasia c’è un medico che somministra il farmaco.
Eutanasia, che deriva dal greco con il significato di “buona morte”, è l’intervento medico che procura la morte di una persona consenziente che è malata o menomata in maniera definitiva e possiamo parlare di due tipi di eutanasia:
- Eutanasia attiva che avviene quando è somministrato un preparato che causa la morte del paziente.
- Eutanasia omissiva o passiva quando si sospendono tutte le cure come alimentazione e idratazione per accelerare la morte del paziente.
Per la legge italiana l’eutanasia attiva è paragonabile all’omicidio volontario e anche il suicidio assistito è reato come se fosse istigazione o aiuto al suicidio, stabilendo però nel 2017 dal tribunale di Milano, che non si può ostacolare chi vuole andare all’estero per il suicidio assistito.
Il Senato nel dicembre 2017 ha approvato la legge sulle “Disposizioni Anticipate di Trattamento (DAT) che stabilisce la possibilità di esprimere le proprie volontà in materia di trattamenti sanitari” con il consenso o rifiuto per quelle che sono le scelte terapeutiche e i singoli trattamenti sanitari.
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